panorama

Veronica Bisesti

Napoli 1991

Vive e lavora a Napoli

Studio visit di Alessandra Troncone
14 gennaio 2022

Lasciato il frastuono della trafficata via Foria, inerpicandosi nella trama di vicoli che costeggia l’orto botanico, in un improvviso silenzio ci si trova davanti a Villa Schisa, antico palazzo napoletano che nasconde i fasti di un tempo sotto una pelle di incuria dal fascino decadente.

Attraversata la corte interna, al primo piano della palazzina, si trova lo studio di Veronica Bisesti: un’unica stanza inondata di luce che conserva sul soffitto antico una rappresentazione di strumenti musicali, traccia di un’antica identificazione di quel luogo come “stanza della musica”. Una scrivania con il computer, qualche appunto visivo al muro (in particolare, una sequenza di immagini di capitelli classici) e la presenza di alcune opere trasmettono un’immagine ordinata e accogliente dello studio.

Ho avuto modo di discutere con Veronica dei temi della sua ricerca già in passato, per cui riprendiamo velocemente le fila di progetti precedenti scorrendo il suo portfolio. Tra questi vi è Out of Place (2017), installato nello studio: un guscio di ostrica su un piedistallo che contiene il calco del suo dente canino, presentato come una perla. Un lavoro che vuole riflettere sulla precarietà che si fa bellezza. Tra le opere di qualche anno fa, visibili nello studio, c’è anche Untitled, realizzata in occasione della residenza ai BOCS di Cosenza nel 2018: su sei mattonelle decorate a disegno e ritrovate dall’artista nel centro storico di Cosenza – abbandonate al loro destino come lo è la stessa città vecchia  –, Bisesti ha fatto riprodurre un’antica incisione che mostra Bach intento ad ascoltare la musica prodotta da Anna Magdalena, seconda moglie del compositore, sua copista e, secondo una ricerca del 2013, possibile autrice ‘fantasma’ di alcuni dei suoi componimenti più celebri.

A partire da quest’opera, entriamo nel vivo della ricerca che Bisesti sta conducendo nell’ultimo periodo e che prende spunto da personaggi storici femminili che propongono nuovi modelli per ripensare il ruolo della donna nella società. Le sue ultime ricerche ruotano intorno a Christine De Pizan (1364-1430), autrice all’inizio del XV secolo de La città delle dame, nel quale descrive una società utopica e allegorica al cui centro vi è la donna virtuosa quale risorsa per l’intera comunità. La figura di Christine De Pizan ha ispirato la realizzazione di uno stendardo, ipotetico vessillo di questa città ideale al cui centro campeggia la donna inquadrata nel compasso al contrario (Don’t Keep Within Compass, 2021). Quest’opera è stata esposta nella primavera-estate del 2021 nella mostra collettiva There Is No Time to Enjoy the Sun alla Fondazione Morra Greco a Napoli, insieme ad altri lavori (Toad, 2021; Take the Bus, 2016; Untitled, 2013). Christine De Pizan è ancora il punto di partenza per un lavoro in produzione, che sarà presentato nella mostra collettiva The Expanded Body alla galleria UnosuNove a Roma (gennaio 2022): si tratta di una serie di rocce che sono state sottoposte a un raffinato processo di nichelatura per diventare ‘lucenti’ come lo sono le pietre descritte da Pizan quale allegoria delle dame che brillano per virtù. Una per ogni dama, queste pietre dalla lucentezza metallica saranno disseminate nello spazio della galleria ma rappresentano idealmente l’inizio di un progetto più ambizioso di espansione in chiave architettonica e ambientale.

Altro lavoro in chiave installativa che è presente nello studio è 11’21’’, il cui punto di partenza è una scena del film Sedotta e abbandonata (1964), nella quale la protagonista (una giovanissima Stefania Sandrelli) lancia in aria una scatola di cioccolatini come atto di silenziosa rivolta nei confronti delle imposizioni familiari di stampo patriarcale. Nell’opera di Bisesti, i cioccolatini si incapsulano in mattonelle di terracotta mentre il testo della scenografia del film viene cancellato a partire dalla scena incriminata, come un invito a bloccare il tempo e a riscrivere il finale. Realizzato poco prima del primo lockdown, questo lavoro non è mai stato esposto.

Infine, tra le opere più recenti vi è Ruah (2021), progetto site-specific realizzato per il Tempio di Serapide a Pozzuoli in occasione della manifestazione Art Days Napoli e Campania: una traccia sonora che raccoglie diversi suoni di preparazione del canto e che, disseminata tra le siepi dell’area archeologica, evoca l’esistenza di un diaframma del territorio, caratterizzato dal fenomeno del bradisismo. Ne ascoltiamo insieme alcuni passaggi che suggeriscono il movimento figurato tra alti e bassi, quale efficace sintesi di una lettura della specificità del luogo.