panorama

Sonia Andresano

Salerno 1983

Vive e lavora a Roma

Studio visit di Angel Moya Garcia

Lo studio asettico, calibrato e ordinato di Sonia Andresano ci offre una prima chiave di lettura per addentrarci nel suo mondo. La sua formazione come scultrice la porta ad affrontare il lavoro sotto due diversi punti di vista: un approccio additivo e uno sottrattivo. Il primo le permette di poter sperimentare, provare, aggiungere, mentre il secondo dà misura a ogni gesto, evidenziando in questo modo come la disciplina scultorea e la relazione con la materia sia un modo per capire certi meccanismi presenti in tutte le declinazioni della sua ricerca. Un altro elemento fondamentale della sua pratica artistica è il movimento, che parte da una condizione personale di continui spostamenti per poi trovare applicazioni concrete nel lavoro, nell’identificazione di un metodo efficace, di sintesi, organizzato.

La sua urgenza è quella di calibrare lo spazio e descrivere il movimento interno di un’azione attraverso sculture, fotografie, video e sound art. Nei suoi lavori, tematiche come il limite, il confine, l’irrequietezza, l’attesa, il viaggio, il nomadismo, il ribaltamento delle prospettive e il cambiamento, raccontano aspetti personali in continuo divenire. Scavando nella propria storia, documenta gesti e movimenti, isolando frammenti riconducibili al prima o al dopo di un tragitto. Non c’è una narrazione lineare, non c’è un inizio o una fine, il lavoro si concentra sul percorso, sul processo, sul mutamento. Identità e nomadismo delineano il binomio di una poetica emotiva, una logistica movimentata tradotta attraverso oggetti, gesti e azioni che conducono inevitabilmente a una nuova partenza.

I suoi tentativi di creare delle istantanee di un divenire cristallizzato in un attimo, la sua capacità di stare in ascolto rispetto a una realtà imprevedibile, l’approccio alla verità degli accadimenti spontanei, senza una drammaturgia prestabilita o senza dover attenersi a un controllo delle situazioni inaspettate, inseriscono il suo lavoro in quell’atteggiamento condiviso di fermare un’istante che sfugge al controllo e che ci conduce verso un altro luogo, un’altra prospettiva, un altro contesto, e fanno pensare alle ricerche di Barbara Probst, di Rachel Whiteread, di Doris Salcedo o di Gordon MattaClark.

In questo momento tutti i progetti in fase di sviluppo partono dal concetto di sottrazione. Per questo motivo l’artista si sta concentrando solo ed esclusivamente su quelli in cui ha un rapporto diretto, una relazione, un’empatia, una vicinanza o una possibilità di scambio con i curatori e le curatrici che la invitano. Un rapporto umano, prima che professionale, che diventa categorico come primo elemento per poter passare alla fase successiva del lavoro. Il progetto per il sound corner all’Auditorium di Roma organizzato insieme a Claudio Libero Pisano ne è un esempio; o, ancora, il progetto con cui parteciperà alla prossima edizione dell’Italian Council, studiato insieme a Francesca Ceccherini, in cui realizza un concerto attraverso la vibrazione percepita dal corpo, o il lavoro sulla lettura femminile della città di Roma, a cura di Michela Becchis. Contestualmente sta preparando una pubblicazione in forma di racconto, con il sostegno di Diego Bergamaschi, che raccoglie tutto il suo percorso attraverso letture laterali del processo di formalizzazione dei suoi lavori. Un momento di riflessione che la porta a scegliere pochi progetti, a scremare le proposte, in modo da seguire solo quelli che possano dare una spinta forte alla propria ricerca.

Il suo tentativo di dare un’altra possibilità alla realtà, senza interpretarla, senza modificarla, senza intervenire, invitando il pubblico a entrare in quelle potenzialità che lei suggerisce, potrebbe essere letto in modo fuorviante, come una non assunzione di responsabilità o, all’opposto, come una sorta di presunzione romantica da parte dell’artista, ovvero di colui che legge la realtà porgendola, condividendola con il pubblico.

Tuttavia, Andresano si smarca da questa presunzione offrendo, non imponendo, direzioni, decisioni, possibilità e condizioni in cui il pubblico deve assumere la responsabilità di scegliere le coordinate più efficaci, convenienti o suggestive. Un approccio politico che parte da una condizione di precarietà autobiografica, per suggerire un atteggiamento attraverso la semplicità di un gesto, un’istante sospeso o un invito a camminare su qualunque limite.

foto Ilaria Lagioia
foto Ilaria Lagioia