panorama

Riccardo Benassi

Cremona 1982

Vive e lavora a Berlino

Studio visit di Marco Scotti

Con Riccardo Benassi ci incontriamo su una panchina, non esattamente uno studio convenzionale. Siamo seduti proprio sotto Daily Desiderio, il suo lavoro installato nel parco di CityLife per il progetto ArtLine Milano (e in diversi altri luoghi, nella forma di Daily Desiderio domestico, al MAMbo di Bologna e all’ICA di Milano, ma anche nello stand della galleria ZERO… in occasione della recentissima edizione di ArtBasel).

Si tratta di una struttura metallica che ospita un display a LED che ogni giorno riporta – grazie a un sistema di broadcasting remoto – un messaggio testuale sempre differente, scritto e inviato dall’artista fino alla sua morte, quando i messaggi ricominceranno da capo, in loop. «Sull’orologio i numeri si mettono in fila solo per darsi un tono», sotto questa frase, che appare sullo schermo, iniziamo a parlare con Benassi proprio partendo da un’assenza: «Lo studio è uno spazio di libertà designato, eppure il rischio di trovarsi ad arredarlo è più alto della libertà che permette».

A Berlino ha lavorato in ex spazi industriali, trovandosi a mettere in pratica gesti, attitudini e tempistiche che appartenevano al mondo dell’industria e non alla realtà di freelance che contraddistingue la sua intera generazione. «Poche esperienze, che mi hanno dato però un feeling che mi sembrava reazionario». Un aspetto fondamentale per capire che artista sia oggi Riccardo Benassi e come affronti la sua ricerca, a partire dallo spazio che sceglie per portarla avanti. Il suo rapporto con lo studio è infatti costruito anche sui dubbi, e non è un caso che abbia diverse volte scelto di lavorare in uno spazio domestico. Questo è successo, ad esempio, per il progetto Techno casa nel 2013, una serie di undici video-essays che contestualizzavano la digitalizzazione in corso dello spazio degli interni, rispetto alla produzione e al consumo di beni culturali e all’industria dell’intrattenimento. «È stato fondamentale non avere lo studio, e ragionare così sulla prossimità che c’era tra l’onirico e il self design. Questo è un punto su cui mi sono confrontato con le generazioni precedenti, in discussioni con Liam Gillick, secondo cui il vero studio è il bancone del bar, o l’upgrade più recente di Hito Steyerl, secondo cui lo studio è il letto». L’assenza di spazi normativi porta alla creazione di contesti. Da una settimana Benassi ha scelto di chiudere lo spazio che aveva a Berlino, ripartendo da questo approccio per rileggere le condizioni post-pandemiche e in particolare l’attuale diffusione di massa di sistemi algoritmici.

Durante i giorni del lockdown ha iniziato a lavorare a una nuova sperimentazione in campo linguistico, un processo di scrittura, che – nelle sue parole – ambisce alla poesia, perché la riconosce irraggiungibile, di scavo interiore, un discorso portato avanti insieme a GPT3, il sistema di intelligenza artificiale più avanzato nell’ambito della predizione testuale. Nasce così un’espansione cinematografica, “techno-lingustica” di Daily Desiderio, Daily Dense Dance Desiderio, un lavoro commissionato dalla Biennale de l’Image en Mouvement di Ginevra e ancora oggi in funzione: l’opera cambia infatti messaggio ogni giorno, per 365 giorni, e ogni messaggio è in quattro lingue.

Dopo il rapporto nella composizione con l’intelligenza artificiale, è inserito il rapporto con traduttori umani, per lavorare su quegli shifting culturali che inevitabilmente si creano. Anche il tempo è differente rispetto all’infinito imprevedibile di Daily Desiderio; qui il flusso ha un inizio e una fine. Daily Dense Dance Desiderio è stata un’esperienza elaborata in più di un anno e mezzo, un processo game changing dal punto di vista dell’artista: «mi ha palesato che posso essere simulato da una macchina anche rispetto a quello che non so di non sapere di me e a quello che penso sia ciò che mi renda unico a livello sociale, a livello di ricerca della libertà, quello che per me è l’arte». Davanti a un inevitabile cambiamento di idee e a una nuova consapevolezza, le prospettive future possono solo essere immaginate. «Morestalgia, il progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council nel 2019, mi aveva aiutato a comprendere l’inesistenza del libero arbitrio, spingendomi sempre di più a cercare spazi di libertà condivisi». Una questione che riguarda i limiti e il loro superamento, e che ci porta a Dancefloorensick, opera costruita in questi ultimi due anni per vivere su tre tipi di formati.

Questo progetto si struttura in una serie di sei video-essays, e si declina in una dimensione installativa – attualmente al Macro di Roma, all’interno della mostra collettiva Retrofuturo – nello streaming accessibile sulla piattaforma on-line dis.art, e in una performativa. Qui Benassi attiva dal vivo la colonna sonora, composta nell’arco di tre mesi con un unico sintetizzatore, dandosi come tempistiche una traccia al giorno realizzata al massimo in un’ora.

Un obbligo che in qualche modo rispondeva alla possibilità di essere simulato, e che ancora una volta lavora sul limite come strategia di ricerca su temi che tornano con grande coerenza. «Ha senso pensare che componenti come sovrapposizioni tra biologico e tecnologico, oppure lo strutturarsi in un flusso, siano interni a ogni lavoro che ho fatto, e che ora con il tempo abbiano potuto trovare forme più comprensibili, meno chiuse su sé stesse».

Daily Desiderio Domestico, 2019, veduta presso Fondazione ICA, Milano, courtesy l’artista e ZERO…, Milano, foto Andrea Rossetti
Daily Desiderio, 2018, courtesy l’artista e ArtLine Milano, foto Andrea Rossetti