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panorama

Paolo Pretolani

Assisi 1991
Vive e lavora a Venezia
Studio visit di Stefano Coletto
22 settembre 2023

Paolo Pretolani si trasferisce a Venezia nel 2011 e si laurea all’Accademia di Belle Arti nel 2020 all’interno del famoso Atelier F del docente Carlo Diraco, riconosciuto come fucina di talenti da almeno vent’anni. Artista sensibile e colto, libero e critico, attento alle parole, accoglie suggerimenti e riflette sulle pratiche.

Il suo percorso interseca presto l’attività della Fondazione Bevilacqua La Masa, tanto da vedersi assegnato un atelier nel 2018 e successivamente vince il premio acquisto nella 102a Collettiva. Tantissime le mostre tra il 2019 e il 2020, negli spazi veneziani, on e off: Galleria Michela Rizzo, Galleria A+A, Spazio Punch. Si succedono altre importanti occasioni di visibilità alla Galleria Monitor con il gruppo Fondazione Maluta, alla GAM di Torino a cura di Ilaria Bonacossa, a Trieste presso lo spazio Tommaseo e a Napoli, da Annarumma Gallery. Quindi arriva la collaborazione con la galleria di Marina Bastianello e la significativa presenza alle fiere di Artissima, a Torino, e di Verona, con stand a lui dedicati. Nel 2020 vince il premio Casarini Due Torri Hotel per le giovani promesse della pittura con Guglielmo Castelli. Quindi, nel 2021, la sua prima personale, proprio negli spazi di Marina Bastianello, curata da Andrea Bruciati, in un momento in cui il nostro Paese viene bloccato dall’epidemia di Covid 19.

Paolo lo incontro per la prima volta nel 2018, negli studi della Giudecca e ricordo tre episodi che lo riguardano; vederlo camminare sulle sue tele mentre dipinge, con un dispositivo meccanico per lavorare in orizzontale; la partecipazione al concorso per la grafica della Collettiva (e un inaspettato premio) con una foto che riproduce un piccolo granchio che cammina mimetizzato sulla sabbia e dal destino incerto; una grande stampa fotografica, non sua, di un pesce morto spiaggiato che guarda il mare, in un malinconico e grigio paesaggio. Mettiamo insieme: spazi vastissimi in cui si perdono esseri viventi, ironia, atmosfere ombrose e malinconiche.

Tra il 2015 e il 2018 trovi nelle sue opere scarabei, gamberi, insetti, salamandre, in tele molto grandi, caotiche, pervase da forze magiche, quasi occulte. Ripensi alle classiche nature morte della pittura fiamminga, al fosco paesaggismo nordico, ma senza l’impaginato prospettico. Tra particolarissime luminescenze trovi tante linee curve emergere e riaffondare in uno spazio che non può contenere le tensioni formali e tutto è ribaltato verso di noi.

Poltergeist è il titolo di una sua tela; la parola allude a quel particolare fenomeno in cui uno spirito pare manifestarsi facendo rumore. Ecco, molti suoi lavori sembrano nascere da suggestioni all’interno di questi curiosi fenomeni paranormali che agitano gli oggetti e lo spazio. Così la visionaria personale ispirata alla pittura di Van Gogh, l’artista che più di tutti trasfigurò in luce e materia pittorica tutto il reale, ricondotta alle proprie tensioni interiori. Struggenti i lavori ispirati ai fiori, con colori che bruciano o corrodono, natura che trapassa e si spegne nell’incurvarsi di un gambo che più non sostiene.

Paolo cammina sopra un filo rischioso. Il salto nel buio della notte deve produrre un rimbalzo di luce come la luce delle stelle morte che non ci sono più ma stanno lì per i nostri occhi. I traumi possono far soccombere l’immaginario, oppure possono viaggiare con te, alimentare il tuo percorso espressivo. In alcuni lavori il disegno è assorbito dal colore, i paesaggi paiono spegnersi, senza luce, perdendo tracce vitali; sembrano prodotti da un rifiuto per il mondo, da un abbandono, e questo non sembra giovare alla sua pittura, perché all’artista si chiede di illuminare anche la dimensione più tragica.

Ora il suo studio si trova nel sestiere di Cannaregio. Negli ultimi lavori, Paolo sperimenta acrilici e olio fluorescenti che introducono una strada nuova all’interno del suo percorso: «Tutto nasce da un’esperienza fisica in una cattedrale sconsacrata, in cui gli affreschi interagivano con un una illuminazione ipertecnologica che svelava nuovi aspetti percettivi dei colori e delle forme». Ecco opere per ambientazioni e illuminazioni specifiche con luce di Wood o RGB; forme di esseri viventi che emanano luce propria come avviene con gli abitanti degli abissi negli oceani, deformati dalla pressione dell’acqua, dal buio quasi assoluto che si incontra in quelle profondità. Orde, Kapricci, tracce bruegeliane, con iconografie degli spettri yokai reimpastate: Vermi e stelle. Paolo sa mettere insieme scenograficamente spazi siderali o ambienti sommersi, i due livelli della nostra percezione che ci scuotono tra visibile e invisibile, spaesamento e sopravvivenza. E poi questa fluorescenza, potente, radicale che reinventa il disegno. Ti interroghi sulla natura simbolica di questa luce ribelle, in un universo buio animato da fantasmi in cui siamo immersi.