panorama

Paolo Ciregia

Viareggio 1987

Vive a Viareggio e lavora a Cinquale

Studio visit di Angel Moya Garcia
maggio 2022

Fortemente influenzata dall’esperienza diretta di documentazione del conflitto russo-ucraino tra il 2014 e il 2015, la ricerca di Paolo Ciregia è incentrata sul reale, esplora il lato oscuro della natura umana ricorrendo a diversi media come fotografia, scultura, installazione e performance. Affidandosi a un approccio tanto diagnostico quanto meticoloso, con una particolare sensibilità̀ per le caratteristiche intrinseche dei materiali, rielabora e trasfigura il reale in un’esperienza introspettiva. Dopo quella prima esperienza come fotoreporter, Ciregia ha sentito l’esigenza di spingersi oltre la fotografia documentaristica, di passare da pedina di una certa propaganda giornalistica a contrastare le dinamiche di controllo, per avere un approccio diverso, più personale, più soggettivo. Un tentativo di analizzare l’essere umano attraverso le tracce e i simboli che vengono architettati, disegnati, studiati e costruiti e che, nell’insieme, lo caratterizzano. La sua ricerca si definisce, dunque, attraverso l’atto di registrare eventi del reale con un approccio scientifico e analitico, evidenziando le tracce rimaste e collocandosi all’interno di un contesto artistico che racconta l’essere umano in diverse situazioni, partendo da una determinata circostanza per raggiungere l’universalità del problema che sta affrontando.

Tra i lavori a cui si sta dedicando attualmente spicca Alfabeto ostile, realizzato insieme agli studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia attraverso la costruzione di un archivio fotografico delle barriere architettoniche sparse per il mondo. Questi simboli di visioni urbanistiche non inclusive, sono poi stati isolati, estrapolati, frammentatati e alterati per diventare codici declinati in ambito pittorico o scultoreo. Un alfabeto composto da elementi di design che attraggono da un punto di vista estetico o per la qualità dei materiali con cui sono realizzati, ma che in realtà sono progettati per respingere. Il lavoro Tracking è stato sviluppato durante il lockdown ed è composto da diverse casse in legno che contengono ciascuna un registratore. Il lavoro nasceva in un contesto in cui, teoricamente, non ci si poteva muovere ma in cui l’invio e la ricezione di pacchi di ogni genere era aumentato esponenzialmente. Questi registratori venivano azionati sistematicamente poco prima di essere consegnati al corriere e tracciavano tutto il percorso fino alla ricezione da parte del destinatario. In questo modo, veniva registrata una porzione di realtà e di quotidianità, come le conversazioni telefoniche del corriere nella lingua di appartenenza, la situazione del traffico o i silenzi. Sempre con una cassa è stato realizzato il lavoro RG022 contenente, in questa occasione, una macchina fotografica a pellicola. L’itinerario della cassa è stato definito in modo meticoloso, raggiungendo gli indirizzi di alcuni artisti conosciuti. Ogni artista doveva prendere la macchina fotografica, scattare due foto e spedirle all’indirizzo del destinatario successivo. Un viaggio di nove mesi che si è concluso quando il pacco è tornato nelle mani del mittente originario e la pellicola è stata sviluppata per la prima volta. Evidenziando una catena, questo flusso a più mani rispettava le tempistiche analogiche, che contrastano con la velocità cui siamo normalmente abituati. Il lavoro Training, invece, si formalizza attraverso le riprese delle mani e dei piedi dei soldati nell’atto di sparare, escludendo la visione dell’arma di fuoco. E ancora, 125 (2018) è realizzato attraverso la trasformazione in vetro dei sanpietrini lanciati e frantumati durante la rivoluzione di Kiev, in cui la traccia del lancio rimane congelata. Tutti questi lavori sono accomunati dall’analisi di tracce prelevate in contesti conflittuali o dedotte da problematiche sociali, che mettono in evidenza i residui dei vissuti, poi formalizzati in opere. Il ribaltamento di senso, di prospettiva o l’ambivalenza degli oggetti, oltre l’estetica o l’uso cui sono destinati, fanno emergere ulteriori aspetti di definizione, identificazione e individuazione della realtà cui appartengono. In questi lavori, la traccia non è altro che testimone di una storia, di una narrazione che l’artista sottolinea. All’opposto dei lavori precedentemente elencati ve ne sono altri in cui le tracce vengono ricercate come elementi a sé stanti, scevri di quel vissuto, di quella appartenenza a una realtà specifica. Mi riferisco a lavori come Impressioni, per la Fondazione Nivola; e in cui vengono create delle lastre incise con parti del corpo umano, che registrano un contatto, ma senza indagare o ricercare ulteriori motivazioni se non quelle di fermare un attimo. Tuttavia, emerge come le potenzialità di altri lavori ancora non compiuti o finalizzati, le possibilità delle idee che ancora non hanno trovato un indirizzo specifico insieme alla chiarezza e alla determinatezza della sua ricerca, possano inserire e rivalutare questi singoli lavori all’interno di una serie di tentativi, in cui si accettano gli scarti, gli errori e le prove come componenti fondamentali del percorso, a prescindere da dove questo possa portare.