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panorama

Paola Angelini

San Benedetto del Tronto 1983
Vive e lavora a San Benedetto del Tronto
Studio visit di Elisa Carollo
20 settembre 2023

L’arte Paola Angelini muove da una inesauribile esplorazione del linguaggio pittorico e del ruolo della pittura nel corso dei secoli, sia nella rappresentazione del reale che nell’espressione di come l’io interiore lo interpreta ed elabora. A partire dal periodo residenza svolto a Ca’ Pesaro a Venezia durante la pandemia, Angelini ha avviato un percorso di interrogazione profonda di cosa voglia dire essere una pittrice italiana, erede di una grande tradizione e responsabile di portarla avanti, come artista che oggi espone principalmente all’estero. Da questo periodo è derivato un linguaggio che si riconcilia con il ricco patrimonio visivo e artistico del passato, accompagnando alla stratificata materia pittorica che rimanda ai grandi cicli di affreschi, una stratificazione di simbologie e iconografie. Tuttavia, come l’artista stessa ammette, tale approccio presenta ancora una certa rigidità accademica che, da un lato rispecchia un approccio storico di venerazione impersonale della cultura classica e, dall’altro, tradisce ancora un’incertezza su come arrivare a un utilizzo personale ed espressivo di quei codici iconografici e stilistici. Questo è un aspetto che l’artista stessa ha riconosciuto a seguito della sua ultima personale a New York: tale densità iconografica, simbolica e stilistica finisce per rendere le sue opere criptiche a un pubblico americano, spesso privo dei riferimenti culturali specifici che vi sono condensati.

Angelini ammette di aver dovuto prendere un periodo di distanziamento dalla sua pittura, per interrogarsi questa volta sul proprio io, come persona e artista.

Da questa interrogazione più intima è risultato un autoritratto, frutto in realtà di innumerevoli cancellazioni e sovrapposizioni di dipinti già esistenti. Seppur Angelini lo mostri timidamente, tale opera pare rivelare a pieno l’evoluzione innanzitutto personale e poi stilistica dell’ultimo periodo: seduta su una sedia l’artista contempla con fare meditativo i personaggi e le simbologie che hanno abitato le sue opere precedenti, mentre queste vanno in scena in uno spazio teatrale, sospeso, enigmatico, ma già più mentale e psicologico. Questa intensità psicologica e atmosferica è in realtà ciò che arricchisce l’immagine di un certo mistero, che sta alla base della capacità della pittura di risultare senza tempo, universale e aperta a molteplici possibilità di interpretazione e di identificazione.

Anche l’uso della materia pittorica si è purificato in questi nuovi lavori, abbandonando le dense stratificazioni materiche per una stesura più fluida, lirica e immediata. Mentre parla di questi lavori, è come se Angelini si stesse ancora interrogando sul senso di quella pittura su tela che incontrerà poi osservatori diversi. Queste nuove opere sono infatti in parte destinate alla sua prossima personale con la sua galleria norvegese e, in parte, a una bipersonale ad Armory a New York.

Se la tela è da interpretarsi come spazio poroso di filtro fra sé e la realtà, Angelini dimostra una notevole consapevolezza della necessità di mediazione fra storia della pittura, realtà, e rappresentazione di questa anche tramite una lettura personale. Tale consapevolezza è sicuramente uno dei punti di forza dell’artista ed è ciò che l’ha portata a un’evoluzione costante nella propria pratica di rappresentazione pittorica. Queste nuove opere appaiono infatti un ulteriore passo avanti per una maggiore padronanza non solo del medium e della sua tradizione, ma anche del linguaggio personale che ne deriva, per permettere una genuina lettura emozionale del mondo interiore ed esteriore e quindi un’universalità che connette passato, presente e futuro di uno sguardo che leggerà quella immagine, anche al di là dei codici culturali specifici.

D’altra parte, l’isolamento a cui l’artista è sottoposta nel contesto di San Benedetto del Tronto impedisce, come lei stessa confessa, una condivisione più ampia di queste riflessioni sul proprio fare pittorico, almeno fino al momento della restituzione pubblica di esso.

Ciò rischia di condannare l’artista a un pericoloso stato di incertezza, evitabile in una dimensione più dialettica di scambi con altri artisti e professionisti.