Cerca
Close this search box.

panorama

Marco Schiavone

Torino 1990
Vive e lavora a Torino
Studio visit di Osservatorio Futura (Francesca Disconzi, Federico Palumbo)
14 aprile 2024

Marco Schiavone si forma inizialmente come grafico, interessandosi sia alle tecniche tradizionali della grafica d’arte che al graphic design contemporaneo e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Cuneo.

Fin da molto giovane si avvicina al mondo dei graffiti, allenando un’attitudine pratica e un approccio gestuale, per sperimentare successivamente con la fotografia, linguaggio tutt’ora prediletto.

Torino ha una grande influenza sul suo lavoro, in modo particolare i musei cittadini con le loro collezioni d’arte povera. Schiavone porta avanti un’indagine sull’immagine fotografica, concentrandosi sul suo valore simbolico e sui suoi utilizzi sperimentali. L’artista si discosta così dall’interesse per il dato puramente estetico, caratteristico della prima fase di produzione, per concentrarsi sulla creazione di immaginari; dunque, per lui, il mezzo fotografico non solo cristallizza frammenti di realtà, ma è uno dei tanti linguaggi in grado di attivare meccanismi cognitivi nello spettatore. La prima mostra personale dell’artista (2017), da Spazio Buonasera a Torino, rappresenta in tal senso uno spartiacque, che lo porta a ragionare sulla costruzione e alterazione dell’immagine e sulla decontestualizzazione di alcuni elementi dell’ambiente circostante. La montagna, emblema di catarsi e legame con una vita autentica e pura, diventa per l’artista scenario prediletto per interrogarsi sul paesaggio e i suoi mutamenti, dimensione e interesse che ritroviamo in relazione a un altro elemento ricorrente nelle sue opere, la pietra. Essa affascina l’artista sia per la capacità di registrare le informazioni, tracce antropiche e naturali, sia per la sua valenza di simbolo primigenio che ha segnato l’intera storia ed evoluzione del pianeta. In relazione a ciò, è interessante notare come nelle opere di Schiavone la figura umana non sia mai presente nonostante emerga attraverso tracce, spesso invasive, che ne testimoniano il passaggio.

La ricerca di Schiavone rivela un approccio inedito e sperimentale alla fotografia. Si tratta inoltre di un lavoro che va oltre la fruizione passiva delle immagini, poiché mette in atto tempistiche dilatate di produzione quanto, successivamente, di fruizione. L’immagine fotografica, che in alcuni degli ultimi lavori è quasi celata e nascosta (Qui dove, 2023), porta infatti con sé diversi livelli di lettura e apre la porta ad immaginari contemplativi e ricchi di significato.

Dal 2019 Schiavone sta lavorando a un progetto in continua evoluzione dal titolo Il tempo che è stato e che verrà, documentando e rielaborando, in una mappatura nazionale, alcune incisioni rupestri dette coppelle, tra i primi segni tangibili lasciati da tribù nomadi. Queste vengono fotografate dall’artista di giorno e di notte con l’ausilio di fuoco o acqua, creando una speculazione visiva sia oggettiva che simbolica. Si tratta di un lavoro strutturato, realizzato in collaborazione con archeologi, scienziati e filosofi.

Al momento, l’artista sta lavorando a una mostra con Simone Cametti che si terrà alla galleria Société interludio (Torino) e presso The Phair, fiera di fotografia di Torino.

I suoi lavori possono trasmettere una certa freddezza, dovuta in parte alla formazione di grafico e all’utilizzo del mezzo fotografico; un aspetto su cui l’artista sembra ultimamente riflettere, vista l’intenzione di tornare a un approccio più gestuale.

La coerenza che lega la sua ricerca, la riconoscibilità del lavoro e la padronanza dei mezzi utilizzati sono per noi elementi di valore che ci teniamo a sottolineare. Inoltre, riteniamo interessante la metodologia di Schiavone, che prevede tempi dilatati sia nella ricerca che nella realizzazione delle opere, in equilibrio tra una dimensione estremamente pratica e concettuale.

Foto di Davide D’Ambra
Foto di Davide D’Ambra