panorama

Elisa Cella

Genova 1974

Vive e lavora a Monza

Studio visit di Francesca Guerisoli, Milano
11 aprile 2022

Alla reception del MAC Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, che dirigo da settembre scorso, accoglie il pubblico l’opera di Elisa Cella 19-C25 (2019), artista che ho conosciuto proprio in museo un paio di mesi fa. Entro nel suo studio attraverso lo schermo del rispettivi PC. Scorgo immediatamente alle pareti altri suoi lavori che mi riconducono all’opera in permanenza al MAC. La sua, infatti, è una cifra stilistica chiara, una firma sempre riconoscibile. Mi fa notare un elemento della sua formazione che intuisco subito non sia solo un dettaglio: Elisa ha studiato matematica e si è avvicinata all’arte dopo i 25 anni. La matematica, sua passione prima dell’arte, rimane nella sua vita come forma mentale e come oggetto di analisi. Gli interessi per le scienze e la biologia, oltre che per la matematica, l’hanno portata all’attuale concettualizzazione e formalizzazione delle sue opere, che di volta in volta si librano su una superficie o nello spazio tridimensionale. Fin dai suoi primi lavori, realizzati su carta, ricorre sempre il cerchio. Le chiedo perché proprio il cerchio e, mentre sostiene sia una scelta inconscia, snocciola una serie di elementi di varia natura che riconducono a questa forma. Quando un essere umano non sa come disegnare qualcosa, disegna il cerchio. È una forma finita che ha dentro l’infinito. Sono circolari l’atomo, la molecola, la terra, il sole, così come i capezzoli, prima forma che riconoscono i neonati grazie all’istinto di sopravvivenza. Inizialmente Cella impiega questo motivo in due direzioni: per rappresentare la percezione delle emozioni da un lato e per lavori di matrice scientifica, matematica, fisica, biologica dall’altro. La seconda via è quella che oggi costituisce integralmente il suo campo di indagine. Il suo, però, non è un lavoro sulla scienza ma sulle connessioni che essa intrattiene con la filosofia. Se sinapsi e neuroni costituiscono gli spunti di ricerca della sua opera, la domanda che ne sta alla base è «dov’è la coscienza?», a cui neuroscienze, filosofia e religione cercano di dare risposte in base ai reciproci punti di osservazione: «La scienza va a indagare una serie di domande, sposta il limite della conoscenza più in là. Mi affascina il mistero». A un primo sguardo ogni opera appare come una composizione astratta che richiama l’universo della biologia; a una lettura più profonda, si intuisce la tensione oltre l’organico. Oltre ai disegni su carta, Cella lavora con acrilici e olio su tela e, più recentemente, realizza sculture e installazioni. In quest’ultimo caso, i cerchi consistono in tubi in ferro tagliati al laser e verniciati, disegnati a mano e poi trascritti in digitale con programmi informatici. La qualità di superficie della sua opera rimane comunque una costante: in questo periodo sta realizzando un libro con Luca Panaro per Chippendale Studio, fatto di disegni su supporti diversi e sta preparando la personale che aprirà nel settembre prossimo presso la galleria Villa Contemporanea di Monza, che cattura la mia attenzione per il tema che ha scelto di sviluppare: l’universo dei microrganismi. Virus, batteri, alghe monocellulari, protozoi sono l’oggetto di questa mostra, di cui Cella non indaga l’effetto negativo, come elementi patogeni, al contrario si interessa alla loro bellezza formale («in realtà, da vicino, sono bellissimi»), che esalta attraverso i colori. Mi ricorda che usiamo i virus per produrre medicinali, vaccini e che vengono impiegati anche nell’ingegneria genetica; le prime forme di vita erano monocellulari e hanno cambiato la storia dell’evoluzione grazie alla produzione di ossigeno. 

In questa sua ultima serie di lavori, Elisa Cella si focalizza dunque su quell’ambiente che condiziona le nostre vite  – ce ne siamo ben resi conto con il Covid19, che mi ha anche costretta a fare la prima parte di questo studio visit a distanza – , e ne interpreta le connessioni attraverso composizioni vitali, sviluppando pattern altamente decorativi. Ognuna delle serie che realizza è composta di numerosi lavori, diversi dei quali simili per forma e tema, come constato anche nella visita allo studio fatta di persona alcuni giorni dopo l’incontro on-line. Le tele sono raggruppate in diverse aree dello studio e, dal vivo, trovo affascinante la delicatezza di alcuni olii bianco su bianco della serie Derma. Il cerchio, anche qui, ricorre sempre.