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Ambra Castagnetti

Genova 1993

Vive e lavora a Milano

Studio visit di Elisa Carollo

Il lavoro di Ambra Castagnetti si sviluppa attorno all’idea del corpo come struttura instabile e fragile ma, per questo, plasmabile e trasformabile nelle costanti possibilità di metamorfosi ed evoluzione interiori ed esteriori. Articolandosi all’interno di una ricerca identitaria, le sue opere spesso esplorano le relazioni conflittuali fra corpo naturale e le sue varie estensioni, risultanti da una presunta “civilizzazione”. L’interesse di Ambra è, infatti, rivolto alla cultura in termini universali, intesa come veicolo di espressione, gestione, e significazione sia del mondo esterno sia della dimensione identitaria umana, sebbene declinata secondo sistemi epistemologici ed ecologici diversi, attraverso le varie epoche e provenienze geografiche. L’opera d’arte, in quanto prodotto culturale, diviene così per l’artista strumento per parlare, al presente e al passato di questa relazione, in opere che appaiono come detriti di un futuro distopico, e come resti di un’utopia passata.

Non sorprende che Castagnetti abbia studiato antropologia medica, una disciplina che esplora come diverse culture concepiscano il corpo e le malattie e come questo poi ne definisca un preciso sistema etico di valutazione dell’individuo. In tanti dei suoi lavori c’è, di fatto, una dimensione di sofferenza e violenza sui corpi e nei corpi, perlopiù risultante da connessioni forzate di materia naturale e artificiale. Ma c’è anche una volontà di esplorare sistemi alternativi di conoscenza e spiritualità, per alleviare la sofferenza risultante da questa frizione.

Le sue opere mettono in atto una riflessione importante sui conflitti dell’individuo con una società in continua evoluzione e con i misteriosi flussi di costante trasformazione della materia a cui esso, aldilà di qualunque illusione antropocentrica, è soggetto. Ma alludono anche al potere trasformativo di questi flussi. In questo senso l’arte, per Castagnetti, è anche strumento di catarsi ed esorcizzazione di traumi più o meno grandi del corpo e dell’individuo.

La dimensione processuale e metamorfica della sua ricerca si traduce in una pratica multiforme e camaleontica, che si muove liberamente, e spesso ciclicamente, tra i vari media, seppur privilegiando la scultura e la performance. L’artista approccia queste ultime partendo il più delle volte da enti reali, per poi procedere ad attivarvi metamorfosi tramite l’addizione, creando fluidamente mix tra materiali e oggetti che estendono e modificano l’identità dell’ente finale come corpo costruito, esteso, e antropico. Ambra riflette su come, dai primordi della civilizzazione fino a oggi, il corpo abbia sempre più implicato estensioni tramite oggetti che ne diventano strumenti identitari di significazione, ma anche di trasformazione, cura ed esorcizzazione di traumi e perdite che fanno parte della sua evoluzione. La sua pratica adotta, inoltre, anche meccanismi di causa/effetto vicini al “pensiero magico” primordiale, sostanziato da un sincretico complesso di conoscenze naturali, esoteriche e occulte. A queste sembrano rimandare soprattutto le sue più iconiche ceramiche con teste di medusa e serpiformi, presentate anche alla Biennale di Venezia. Tuttavia, per quanto mitologie e simbolismi siano di ispirazione costante nel suo lavoro, l’artista racconta di essere arrivata a essi innanzitutto come sviluppo dei “colombini”, elementi curviformi per creare le ceramiche, che diventano minimo comune denominatore di molteplici possibili combinazioni sia estetiche, sia simboliche, suggerendo ancora una volta le infinite possibilità di metamorfosi dei corpi.

Il disegno è un’altra parte rilevante della sua pratica, nucleo generatore, a volte, anche di studiate coreografie di performance, dove crea suggestivi tableaux vivant. In queste ultime settimane, l’artista sta esplorando con grande libertà anche la pittura, che in qualche modo rimanda per approccio e stile ai lavori su carta.

Ambra Castagnetti manifesta una profonda consapevolezza della sua ricerca, mossa principalmente da un’urgenza di ricerca sulla dimensione esistenziale e politica del corpo nel mondo. Questo costituisce un punto di forza nel dare consistenza, costanza e contemporaneità alle sue opere, che intendono proporre così un sistema epistemologico ma anche ecologico e cosmologico alternativo. D’altra parte, per quanto abbia già partecipato alla Biennale, l’artista si trova a confrontarsi con le debolezze del sistema dell’arte italiano, che ancora fatica a recepire propriamente i messaggi impliciti nella sua opera, e che parlano di molte delle urgenze della nostra epoca.