panorama

Carissa Baldassarri

Civitanova Marche 1994

Vive a lavora a Napoli

Studio visit di Chiara Pirozzi
11 aprile 2022

Lo studio di Clarissa Baldassarri è un luogo di co-working nel quartiere Sanità a Napoli, in cui lo spazio è suddiviso in un ambiente propriamente produttivo, dove progettare e fare ricerca sui materiali, e un altro di presentazione dei lavori già realizzati. La sua ricerca si concentra sui limiti della percezione e sulle possibilità di oltrepassare tali confini in termini di relazione fra l’individuo e lo spazio-tempo attraversato. I suoi lavori si risolvono in installazioni ambientali nelle quali l’artista mette in dialogo media differenti, oppure procede per moltiplicazione di oggetti che, formalmente simili, celano all’osservatore contenuti differenti. Le sue opere sono l’esito di processi che l’artista esegue in modo metodico, frutto di pratiche che spesso richiedono tempi lunghi e che l’autrice snocciola come fossero azioni necessarie e meditative. L’indagine sul rapporto fra uomo, spazio e tempo, portato avanti sin dagli esordi della sua ricerca, è stata maggiormente approfondita durante il periodo pandemico e nei mesi di lockdown, che hanno portato la Baldassarri a una diversa e più intensa consapevolezza rispetto ai concetti di distanza e di tempo e di come questi ultimi siano fattori relativi o frutto di convenzioni. Fra i lavori concepiti e realizzati durante le chiusure forzate dalla pandemia è rilevante menzionare il video 392 Km,nel quale Baldassarri, utilizzando quello che il teorico Francesco Casetti identificava come un locative media,ovvero Google Maps, compie un viaggio dal suo appartamento nel centro storico di Napoli fino alla casa di famiglia nelle Marche. Con questo lavoro l’artista colma e sostituisce la distanza fisica con quella virtuale, lasciando traccia dello scorrere del tempo, quindi della durata materiale del suo tragitto, avanzando con il cursore fra le immagini statiche e del tutto prive di un andamento cronologico dell’App di Google. Da questo lavoro video l’artista realizza l’opera Ricordi mobili di un fermo immagine,costituita da diverse stampe su acetato di alcuni frame del video, che l’autrice avvolge su sé stesse, lasciando che l’immagine resti sconosciuta al fruitore, ma trasformando un viaggio effimero in una presenza spaziale e installativa. Un ulteriore progetto che indaga la percezione dei luoghi vissuti è Riflesso silenzioso di una sonora immagine del 2020, realizzato per “Una boccata d’arte”. L’installazione ambientale site-specific è stata realizzata a Castellara Lagusello (MN), un borgo medievale divenuto meta turistica anche per la sua prossimità a un piccolo lago a forma di cuore. L’impossibilità di cogliere appieno la suggestiva sagoma del lago ha spinto l’artista a realizzare una restituzione sonora e poi video del lago e del suo immaginario, realizzando una mappatura, attraverso un fonometro, dei suoni prodotti nelle sue vicinanze per poi tradurli e presentarli sotto forma di grafici sulle mura di Villa Arrighi, attraverso un videomapping. La distanza fisica fra il lago e il piccolo centro abitato è stata poi colmata con la scrittura sul piano di calpestio delle coordinate alfanumeriche prodotte dal fonometro.

La ricerca di Clarissa Baldassarri continua, anche in questo momento, nell’indagine sulle possibili forme di concepire e interpretare l’idea di spostamento e di viaggio, insistendo, attraverso la creazione di sculture esplose nello spazio, sui dispositivi di connessione fra parti funzionali al trasporto o sui materiali deputati all’imballaggio di oggetti in transito. I suoi progetti si inseriscono in una riflessione di ampio respiro che accomuna molti artisti, non solo della sua generazione, e che appare diventata urgente al fine di sfuggire a una condizione di limitazione fisica, psicologica e di comunità vissuta a causa della pandemia. È interessante sottolineare come tali esigenze di ricerca fossero già insite nel percorso della Baldassarri ma che abbiano preso maggiore forza e consapevolezza contenutistica e formale proprio negli ultimi anni. La sfida per l’artista è mantenere un piglio originale e personale del suo lavoro, magari da rintracciare anche in una “intromissione” nella sua pratica di narrative autobiografiche.